Conviene il formato famiglia?

Il prezzo al chilo dice chi costa meno sullo scaffale, non a casa tua: se una parte della confezione grande finisce nel bidone, il risparmio evapora. Qui calcoli il prezzo effettivo su quello che consumi davvero — e la soglia sotto cui il formato famiglia perde.

g/ml/pz
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%
Risparmio vero col grande, a confezione1,79 
Buttato in prodotto non consumato0,00 

Verdetto: il formato famiglia conviene.

Grande: prezzo per 100 (da cartellino)
0,45 €
Grande: prezzo per 100 effettivo (solo ciò che usi)
0,45 €
Piccolo: prezzo per 100
0,63 €
Perché il grande convenga devi usarne almeno
71,6 %

Il formato famiglia parte avvantaggiato: al chilo costa quasi sempre meno, e il cervello chiude lì la pratica. Ma il prezzo al chilo ha un’ipotesi nascosta — che tu consumi tutto — e su quella ipotesi le famiglie italiane, dati alla mano, cadono spesso. Il prezzo vero non è quello del cartellino: è il prezzo diviso per quello che usi davvero.

Come funziona

Quattro numeri dal supermercato (prezzo e quantità dei due formati) più uno tuo, onesto: quanta parte della confezione grande consumi prima che scada, si rovini o ti stufi.

prezzo effettivo = prezzo / (quantità × quota consumata)

Il calcolatore confronta il formato grande — corretto per il tuo consumo reale — con il piccolo, e ti dà tre numeri in euro: il risparmio vero per confezione, i soldi buttati in prodotto non usato, e la soglia minima di consumo sotto la quale il formato famiglia perde comunque.

Un esempio in euro

La confezione da 1 kg a 4,50 € contro quella da 350 g a 2,20 €. Al chilo non c’è gara: 0,45 € contro 0,63 € per 100 grammi. Se consumi tutto, il formato famiglia ti fa risparmiare 1,79 € a confezione.

Ma la soglia di pareggio è al 71,6%: se ne usi meno di così, il «risparmio» cambia segno. Al 60% di consumo butti 1,80 € di prodotto e il formato piccolo vince di 0,73 € — comprare «il conveniente» ti è costato di più. Prova qui sopra a muovere solo la quota di consumo: è l’unico numero che il cartellino non conosce, ed è quello che decide.

La trappola, misurata

Non è un rischio teorico. Nell’indagine del CREA su 1.142 famiglie italiane, il 43,2% dello spreco domestico è prodotto completamente inutilizzato — mai aperto — contro il 31% della media europea: la nostra specialità è proprio comprare più di quel che consumiamo. E i prodotti più gettati sono verdura, frutta fresca e pane, cioè esattamente le categorie dove il formato abbondante tenta di più. Il prezzo unitario resta lo strumento giusto — il NIST lo definisce «il miglior strumento che un consumatore ha quando fa la spesa», ed è in etichetta per legge proprio per questo (Codice del Consumo, art. 13-17). Solo che misura la convenienza dello scaffale, non quella di casa tua: la seconda metà del conto, la quota che butti, la sai solo tu.

Le cose da tenere a mente

Il gemello di questo conto è il costo per utilizzo: lì spalmi un acquisto sui suoi usi, qui su quanto ne consumi. E se la spesa si ripete ogni settimana, il costo di un’abitudine ti dice quanto pesa in un anno. Intanto, qui sopra, abbassa la quota di consumo di 5 punti alla volta: guardare il verdetto ribaltarsi è il modo più rapido per ricordarsene al supermercato.

Domande frequenti

Il prezzo al chilo è già sul cartellino: a che serve un calcolatore?

Quello del cartellino — obbligatorio per legge, lo prevede il Codice del Consumo — è il prezzo nominale: vale solo se consumi tutto. Il calcolatore lo corregge per la quota che usi davvero e ti dice la soglia esatta sotto cui il formato grande smette di convenire. È la metà del conto che lo scaffale non può fare.

Quanto cibo buttano davvero le famiglie?

Nell'indagine CREA su 1.142 famiglie italiane, il 77% aveva gettato cibo nella settimana precedente, in media 370 grammi a famiglia. Il dettaglio che riguarda questa pagina: il 43,2% dello spreco italiano è prodotto completamente inutilizzato — comprato e mai aperto. Spesso è proprio il formato convenienza preso «perché tanto si usa».

Vale anche fuori dal supermercato?

Sì, ovunque paghi una quantità e ne usi una parte: il barattolo di crema con la scadenza dopo apertura, il detersivo formato scorta, l'abbonamento annuale usato sei mesi. La logica è identica: il prezzo vero non è quello del cartellino, è quello diviso per l'uso reale.

Fonti e riferimenti