Costo per utilizzo: quanto ti costa ogni volta che lo usi

Il prezzo sul cartellino dice poco: quello che conta è quanto paghi per ogni utilizzo. Dividi il costo vero — acquisto più mantenimento — per la vita dell'oggetto, e confrontalo con l'alternativa economica.

anni
×
anni
Ti costa, a utilizzo0,72 
L'alternativa, a utilizzo0,77 
Utilizzi stimati in tutta la sua vita
208 utilizzi
Costo totale (acquisto + mantenimento)
150,00 €
Costo per anno di possesso
37,50 €
Utilizzi perché batta l'alternativa
195 utilizzi

Il cartellino dice 150 €. Ma tu non compri un prezzo: compri gli utilizzi che ne farai. Dividere il costo vero di un oggetto per le volte che lo userai — il costo per utilizzo — ribalta spesso il verdetto del cartellino: l’oggetto «caro» diventa l’affare, e quello «conveniente» il più costoso dei due.

Come funziona

Tre numeri: quanto costa (acquisto più eventuale mantenimento annuo), quanto durerà, quanto spesso lo userai.

costo per utilizzo = (prezzo + mantenimento × anni) / (utilizzi a settimana × 52 × anni)

Il calcolatore lo applica due volte: al prodotto che stai valutando e a un’alternativa più economica, a parità d’uso. La riga finale — gli utilizzi necessari per battere l’alternativa — ti dice quanto impegno serve perché la qualità si ripaghi.

Un esempio in euro

Un cappotto di qualità da 150 € che porti una volta a settimana per 4 inverni: 208 uscite, 72 centesimi a uscita. L’alternativa da 40 € che dopo un inverno è da buttare: 52 uscite, 77 centesimi a uscita. Il cappotto «caro» costa meno a ogni utilizzo — e per coprire gli stessi 4 anni di alternative ne compreresti quattro: 160 €, più del cappotto buono. Il pareggio arriva a 195 utilizzi, poco meno di 4 anni: se il cappotto buono dura almeno fino a lì, ha vinto.

Non sempre finisce così, ed è il bello del conto: se quella cosa la userai poco, vince l’economico. Una giacca elegante per due matrimoni l’anno non ripaga quasi mai la versione di qualità. Il per-utilizzo non fa il tifo per il lusso: fa il tifo per l’uso.

Il trucco mentale che corregge

Il cervello giudica «caro» e «conveniente» dal prezzo d’acquisto, perché è l’unico numero che vede al momento di pagare. È lo stesso inganno delle spese piccole e frequenti che — come nota la Banca d’Italia a proposito delle spese voluttuarie — «su base giornaliera tendono a essere sottovalutate, ma su base annua possono avere un certo peso»: solo che qui funziona al contrario. La spesa grande e rara sembra enorme, ma spalmata sui suoi utilizzi può essere minuscola. Ramit Sethi la chiama conscious spending: spendere volentieri dove l’uso è intenso, tagliare senza pietà dove non lo è.

Le cose da tenere a mente

Per capire quanto «costa» un acquisto nelle tue ore di lavoro c’è quanto vale un’ora del tuo tempo; per le spese che si ripetono, il costo di un’abitudine. Qui sopra, intanto, prova a cambiare solo la durata dell’alternativa economica: è il numero che ribalta più verdetti.

Domande frequenti

Perché il costo per utilizzo è più onesto del prezzo?

Perché il prezzo lo paghi una volta, ma l'oggetto lo usi tante volte. Un cappotto da 150 € portato una volta a settimana per quattro inverni costa 72 centesimi a uscita; uno da 40 € che si rovina in un anno ne costa 77. Il cartellino diceva il contrario: è il per-utilizzo a dirti quale dei due è davvero caro.

Come stimo quanto durerà un oggetto?

È la parte più incerta, e va trattata per quello che è: un'ipotesi. Aiutano l'esperienza con la marca, le recensioni a distanza di anni e la garanzia. Nel dubbio, prova due durate diverse nel calcolatore e guarda se il verdetto cambia: spesso il prodotto di qualità vince anche con stime prudenti.

Vale anche per abbonamenti e servizi?

Sì, ed è lì che fa più male. Metti prezzo d'acquisto zero e il canone annuo come mantenimento: una palestra da 600 € l'anno costa 3,85 € a visita se ci vai tre volte a settimana, ma 11,54 € se ci vai una. Stesso abbonamento, tre volte il costo: il per-utilizzo dipende da te, non dal prezzo.

Fonti e riferimenti