Se hai (o stai per aprire) una partita IVA, il regime forfettario è quasi sempre il punto di partenza. È il regime fiscale agevolato pensato per gli autonomi con ricavi non troppo alti, ed è popolare per un motivo semplice: è leggero da gestire e, spesso, conviene. La domanda che conta è una: dei soldi che fatturo, quanto mi resta davvero? Questo strumento risponde.
Perché è “leggero”
Tre cose lo rendono diverso dal regime ordinario:
- niente IVA in fattura — non la addebiti al cliente e non la versi;
- niente ritenuta d’acconto — il cliente ti paga l’intero importo, senza trattenere il 20% come accade ad altri;
- un’unica imposta sostitutiva al posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP.
Tradotto: la fattura è semplice e il conto del netto è onesto, senza giri strani.
Come si calcola il netto
Si parte dai ricavi o compensi incassati nell’anno. Su quelli si applica il coefficiente di redditività, una percentuale fissata dalla legge che dipende dal tuo tipo di attività (codice ATECO). Le attività sono raggruppate in nove categorie, dal 40% all’86%: per i professionisti, per esempio, è il 78%. Questo coefficiente serve a stimare “forfettariamente” quanto dei tuoi ricavi è reddito e quanto sono costi — per questo non puoi scaricare le spese vere: sono già considerate dentro il coefficiente.
Dal reddito così ottenuto si sottraggono i contributi previdenziali versati
nell’anno (INPS o cassa). Quello che resta è il reddito imponibile, e su di
esso si paga l’imposta sostitutiva: il 15%, oppure il 5% per i primi cinque
anni di una nuova attività, se ne rispetti le condizioni. Il netto
disponibile è quindi semplicemente ricavi − contributi − imposta.
Un esempio
Un professionista (coefficiente 78%) con 50.000 € di compensi, iscritto alla Gestione Separata INPS, ha un reddito di 39.000 €; tolti i contributi, sul residuo calcola l’imposta sostitutiva. Cambia i valori qui sopra per il tuo caso: scegli l’attività, l’aliquota (5% o 15%) e come trattare i contributi — una stima in percentuale sulla Gestione Separata, oppure l’importo che versi davvero (utile per chi è in una cassa professionale o nelle gestioni artigiani e commercianti, che hanno minimali e regole proprie).
Le soglie da conoscere
Il forfettario ha dei confini. Si entra e si resta fino a 85.000 € di ricavi all’anno. Se durante l’anno superi i 100.000 €, esci dal regime immediatamente, già in quell’anno; se ti fermi tra 85.000 e 100.000, esci dall’anno successivo. Ci sono poi altri requisiti (per esempio limiti sul reddito da lavoro dipendente e sulle partecipazioni in società): prima di aprire, controllali sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Una doverosa onestà
Questa è una stima. L’aliquota della Gestione Separata cambia ogni anno, e casse professionali e gestioni artigiani/commercianti hanno minimali fissi che qui non sono modellati (per quei casi, usa il campo “importo versato”). Inoltre i contributi si versano con tempi propri di acconto e saldo che il calcolo semplifica. Verifica sempre le aliquote vigenti con INPS o con la tua cassa, e i requisiti del regime con l’Agenzia delle Entrate: trovi i riferimenti ufficiali qui sotto.