Quando mollare: il costo sommerso

«Ho già speso troppo per fermarmi adesso» è il modo più caro di decidere. I soldi già spesi non tornano in nessun caso: il conto onesto confronta solo quello che viene da qui in poi — e questo calcolatore lo fa per te.

Se continui, da qui in poi-500,00 
Se molli ora500,00 

Verdetto: conviene mollare.

Continuare vale, rispetto a mollare
-1000,00 €
Già speso — perso in entrambi i casi
5000,00 €
Bilancio se continui (incluso lo speso)
-5500,00 €
Bilancio se molli (incluso lo speso)
-4500,00 €

Lo speso pesa uguale sulle due strade: cambialo e guarda — la differenza non si muove.

«Ho già speso 5.000 €, non posso fermarmi adesso.» Frase familiare? È il costo sommerso: i soldi già spesi e non recuperabili. La trappola sta nel fatto che sembrano un argomento per continuare — e invece non sono un argomento per niente. Sono andati comunque, qualunque cosa tu scelga.

Come funziona

La regola è una sola: decidi guardando solo avanti. Conviene continuare se quello che ottieni finendo vale più di quello che ti costa ancora arrivarci — confrontato con quello che recuperi fermandoti ora.

conviene continuare se: valore a fine − costo per finire > recupero mollando

I soldi già spesi non compaiono nella formula. Non per cinismo: per aritmetica. Il calcolatore li mostra comunque, in fondo, su entrambi i bilanci — così vedi con i tuoi occhi che spostano i due totali della stessa identica cifra, e la differenza tra le due strade non si muove di un euro.

Un esempio in euro

Hai messo 5.000 € in un progetto — un piccolo locale, un furgone da sistemare, un sito da lanciare. Per arrivare in fondo servono altri 3.000 €, e una volta finito ti renderà 2.500 €. Se molli ora, vendendo attrezzatura e materiali recuperi 500 €.

Da qui in poi: continuare vale 2.500 − 3.000 = −500 €; mollare vale +500 €. Mollare ti lascia 1.000 € in più, punto. E i 5.000 già spesi? Prova ad alzarli a 50.000 nel calcolatore: i bilanci finali peggiorano entrambi, ma la differenza resta 1.000 €. Più hai speso, più fa male — e meno c’entra con la scelta.

Perché il cervello rema contro

La Banca d’Italia, nella sua sezione sulle trappole comportamentali, parte da qui: «a volte nelle decisioni di tutti i giorni, anche per quelle finanziarie, usiamo scorciatoie mentali che possono indurci in errore». Quella del costo sommerso è tra le più tenaci, e Kahneman spiega perché: per l’avversione alle perdite. Finché continui, la perdita è solo «sulla carta»; mollare la rende definitiva, e una perdita certa pesa psicologicamente circa il doppio di un guadagno uguale. Così si finisce gli antipasti che non piacciono, si guardano serie ormai brutte fino all’ultima stagione, e — con cifre più serie — si versano altri soldi in progetti che i numeri hanno già bocciato. Gli economisti la chiamano anche fallacia del Concorde, dall’aereo supersonico finanziato per anni quando era chiaro che non si sarebbe mai ripagato.

I limiti onesti del conto

Il passo successivo, una volta deciso di mollare, è chiedersi cosa fare di quei soldi futuri liberati: il costo-opportunità di una spesa fa proprio quel conto. E se la decisione è «riparare o ricomprare», anche lì i soldi già spesi in riparazioni passate non c’entrano — vale la stessa regola. Intanto prova qui sopra: alza il «già speso» quanto vuoi e guarda la differenza restare ferma. È la dimostrazione più convincente che leggere non basta.

Domande frequenti

I soldi già spesi non contano mai davvero?

Per la decisione, no: sono andati sia se continui sia se molli, quindi pesano uguale sui due piatti della bilancia. Contano per un'altra cosa — capire dove hai sbagliato la stima, così la prossima volta parti con numeri migliori. Usali per imparare, non per decidere.

E se ho quasi finito? Mollare a un passo dal traguardo sembra assurdo.

Il «quasi finito» sta già nei numeri futuri: se manca poco, il costo residuo è piccolo e continuare vince da solo, senza bisogno di invocare quanto hai speso. Se invece anche quel poco che manca costa più di quel che ottieni, il traguardo vicino è un'illusione ottica.

Perché mollare fa così male, anche quando i conti dicono di farlo?

Per l'avversione alle perdite: finché continui, la perdita resta «aperta» e puoi raccontarti che si recupera; mollare la rende definitiva, e il cervello la pesa circa il doppio di un guadagno equivalente. È il meccanismo descritto da Kahneman — riconoscerlo non lo spegne, ma ti permette di non fargli firmare le decisioni.

Fonti e riferimenti