Il TFR — la “liquidazione” — è quella somma che il datore di lavoro mette da parte ogni anno per te e ti consegna quando il rapporto finisce. Quanto avrai accumulato dopo un certo numero di anni? Questo strumento te lo stima.
Quanto si accantona ogni anno
La regola, scritta nel Codice Civile, è netta: ogni anno si accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5. Su uno stipendio lordo di 27.000 €, la quota dell’anno è circa 2.000 €. È un numero più semplice di quanto sembri, e da lì parte tutto.
La rivalutazione: il TFR non sta fermo
Il TFR già accumulato non resta immobile: ogni 31 dicembre si rivaluta, per non perdere valore con l’inflazione. Il tasso di rivalutazione è composto da due pezzi: un 1,5% fisso più il 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Quindi più alta è l’inflazione, più cresce il fondo — ma solo per tre quarti dell’inflazione, più quell’1,5% garantito.
La rivalutazione si applica al fondo degli anni precedenti, non alla quota dell’anno in corso, e si somma in modo composto: anche qui, gli importi rivalutati vengono a loro volta rivalutati negli anni successivi.
Le tasse: due binari diversi
Qui c’è la distinzione che conta. Il TFR è tassato in due modi diversi:
- sulla rivalutazione si paga ogni anno un’imposta sostitutiva del 17%. È una piccola trattenuta annuale, già scontata dal fondo;
- sul capitale (le quote accantonate) si paga invece la tassazione separata al momento dell’erogazione, con un’aliquota che dipende dalla tua storia reddituale ed è quindi individuale.
Questo strumento stima la prima (il 17% sulla rivalutazione) ma non la seconda, perché la tassazione separata varia da persona a persona. Per quella fa fede il conteggio dell’Agenzia delle Entrate.
Un esempio (e i suoi limiti)
Con 27.000 € di retribuzione, la quota annua è circa 2.000 €. Dopo 10 anni, con un’inflazione ipotizzata al 2%, il TFR lordo supera i 22.000 €, di cui oltre 2.900 € di sola rivalutazione.
Due avvertenze oneste. La quota qui è calcolata al lordo del piccolo contributo dello 0,50% destinato al Fondo di garanzia INPS, che nella busta paga viene gestito a parte. E l’inflazione futura, ovviamente, non si conosce: il valore che inserisci è un’ipotesi, quindi il risultato è una stima ragionata, non una certezza. Cambia gli anni e l’inflazione qui sopra per vedere gli scenari.